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Rolex Sea-Dweller Oyster Perpetual, l'orologio Subacqueo

Rolex Sea-Dweller Oyster Perpetual, l’orologio Subacqueo

«È uno status symbol, fa pagare il nome, in fin dei conti il mio orologio da 100 euro è più preciso…». E via luoghi comuni di questo genere.

Il prezzo della qualità

Ma provate a fare discorsi simili ai sommozzatori della Comex e vediamo la reazione. La Comex, ne parliamo in un riquadro a parte, è una società francese di grandi lavori sottomarini fondata nel 1961 e nota per una positiva ossessione nei confronti della sicurezza.

Chi si immerge per Comex lo fa sempre nelle migliori condizioni consentite dalla ricerca e dalla tecnologia, ieri come oggi.

Comex, ieri come oggi, lavora con Rolex nel senso che ha scelto orologi Rolex come strumento di lavoro per i propri operatori.

La scelta è dovuta alla loro fama di robustezza, affidabilità e caratteristiche d’impermeabilità derivanti dal fatto – e qui entriamo quasi in un territorio di leggende – che Rolex sarebbe stata la prima, già ai tempi dell’Explorer (1952), a violare il divieto d’uso commerciale relativo agli ORing, la guarnizione di tenuta «definitiva» e come tale riservata agli usi bellici.

È così che il Submariner si evolve anche grazie alle indicazioni dei sommozzatori di Comex, impegnati in ogni sorta di lavori subacquei anche in ambienti «asciutti» ad alta pressione.

Ambienti nei quali si respirava una miscela gassosa (inventata dai tecnici Comex) contenente buone quantità d’elio.

Ma la struttura molecolare dell’elio è tale da consentire al gas di penetrare nella cassa, superando l’ostacolo delle guarnizioni: non è un problema fino alla fase di ritorno in superficie, quando i tempi di decompressione sono tali da «depurare» rapidamente l’organismo dall’elio che però non riesce ad abbandonare altrettanto velocemente la cassa dell’orologio subacqueo (come appunto ci spiega Recensioniorologi.it), con il risultato di veder saltare via il vetro — che dall’interno verso l’esterno è la parte più «debole» dell’orologio — come un tappo di champagne.

Il SeaDweller nasce, nel 1967, proprio per ovviare a questo inconveniente. Accanto alla elevatissima tenuta stagna (61 atmosfere) compare, sul lato dell’orologio, un apparentemente banale «bottoncino».

È un dispositivo semplice quanto geniale: una valvola con una molla programmata per aprire una via di fuga ad una sola via, dall’interno verso l’esterno, quando la pressione nella cassa supera di circa tre atmosfere quella esterna.

Di questa valvola nasceranno molte versioni diverse, comprese alcune che vengono azionate manualmente, ma sostanzialmente c’è ben poco da cambiare, in uno strumento così semplice ed efficace.

Negli anni il Sea-Dweller si evolve (lentamente, com’è tradizione Rolex) fino al modello presentato quest’anno alla fiera di Basilea: i primi esemplari dovrebbero arrivare nei concessionari in questi giorni a 10.550 euro.

Cosa cambia, rispetto ai modelli precedenti? Innanzitutto il movimento, che è il recente calibro 3235. Poi c’è una piccola variazione estetica sul quadrante (torna la scritta in rosso a ravvivare la base nerissima), ma quel che conta è l’aumento del diametro da 40 a 43 millimetri.

Il raddoppio della pressione sopportata (da 61 a 122 atmosfere) aveva costretto a restrinlante in grado di resistere all’effetto combinato delle altissime pressioni e delle bassissime temperature non deve essere stato semplice.

Domanda finale: a chi serve un orologio così estremo? Indispensabile per i professionisti del lavoro subacqueo, è comunque utile per chi esegue immersioni impegnative: la prudenza non è mai troppa, con la strumentazione.

Per gli altri sarà un capriccio, è vero, ma chi non ha mai sognato di essere un vero sea dweller, un abitante degli abissi marini?

Fonte: corrieredellasera.it

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