I neuroni riflesso delle emozioni: una nuova scoperta scientifica

I neuroni riflesso delle emozioni: una nuova scoperta scientifica

Studi recenti hanno portato alla luce una scoperta molto importante per quanto riguarda la comprensione dei meccanismi dell’empatia: facciamo riferimento ai neuroni che riflettono le emozioni provate dagli altri.

Pare che tali neuroni contribuiscano a far “rivivere” le emozioni altrui.

Essi sono collocati nella corteccia cingolata del cervello e si attivano quando si prova dolore, ma anche quando si osserva il dolore provato dagli altri.

Questi neuroni sono stati individuati nei ratti a ben 23 anni dalla scoperta dei neuroni riflesso dei movimenti ed a 4 anni dalla scoperta dei neuroni che aiutano nella previsione delle azioni altrui, ovvero scoperte attribuite al genio dei ricercatori italiani.

Essi potrebbero essere presenti anche nell’uomo, risultando cruciali ai fini della comprensione delle motivazioni che portano gli esseri umani a provare empatia e del perché, durante l’insorgenza di particolari malattie psichiatriche, queste motivazioni sembrano andare perdute.

A fare menzione di questa ipotesi è lo studio pubblicato sulla rivista “Current Biologydall’Istituto olandese per le Neuroscienze.

La ricerca è stata condotta sui ratti registrando la presenza di attività cerebrale nel momento in cui venivano mostrati altri loro simili mentre subivano deboli scosse dolorose.

La reazione dei ratti consisteva in attimi di paura, che li conducevano all’immobilità, e ciò per l’attivazione dei neuroni della corteccia cingolata i quali si azionano nel momento in cui gli animali provano dolore sulla propria pelle.

L’inibizione dell’attività cerebrale di questi neuroni a specchio, mediante l’utilizzo di un farmaco, portava i ratti che guardavano la situazione che li “addolorava” a smettere all’istante di provare quelle sensazioni negative, sia verso il proprio simile sia verso se stessi.

Il coordinatore dello studio è Christian Keysers il quale sostiene che questa scoperta potrebbe trovare delle soluzioni idonee per particolari tipologie di disturbi della mente, soprattutto per quelli che portano al compimento dei più crudeli crimini.

Ecco quali sono state le sue parole in merito: “La cosa più affascinante è che tutto questo accade nella stessa regione del cervello sia nei ratti che negli umani. Abbiamo già dimostrato che l’attività della corteccia cingolata negli umani aumenta quando vediamo qualcuno che soffre, a meno che non parliamo di criminali psicopatici che mostrano un’evidente riduzione di questa attività. Ciò dimostra anche che condividiamo i meccanismi fondamentali dell’empatia con animali come i ratti: l’empatia, la capacità di sentire le emozioni degli altri, è dunque profondamente radicata nella nostra evoluzione“.

Maria Cirillo

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