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E' un Fiat Panda la prima auto a biometano: in fase sperimentale

Fiat-Chrysler mette in moto la prima vettura con il biometano prodotto dai cittadini

E' un Fiat Panda la prima auto a biometano: in fase sperimentale

Non è una DeLorean e forse non può andare avanti e indietro nel tempo, ma funziona quasi uguale, coi rifiuti o, come vedremo, con il biometano prodotto nelle fogne.

È un esperimento, non di laboratorio ma di realtà: ha avviato i motori la prima Fiat a bio-metano. È la Panda Natural Power e percorrerà strade e autostrade per alcuni mesi e ottantamila chilometri. Consegnata tre giorni fa a Gruppo Cap, azienda che gestisce acquedotto, fognatura e depurazione nella Città Metropolitana di Milano. La vettura effettuerà nell’arco del test alcune approfondite verifiche da parte del Crf (Centro Ricerche di Fca) che valuterà se il biometano prodotto da Gruppo Cap avrà o meno particolari effetti sul motore. Con questa sperimentazione sarà quindi possibile diversificare le fonti di provenienza del biometano.

E' un Fiat Panda la prima auto a biometano: in fase sperimentale

La consegna è avvenuta a Torino nel Mirafiori Motor Village di Fiat Chrysler Automobiles. Ha consegnato le chiavi Elisa Boscherini (responsabile di Institutional Relations di Fca per l’area Emea), che ha affidato la vettura ad Alessandro Russo (presidente di Gruppo Cap). Il lungo percorso di prova della Panda sarà accompagnato dall’hashtag #BioMetaNow, che guiderà l’intera sperimentazione sui social, per raccontare le tappe del progetto e i suoi sviluppi.

La Panda Natural Power è dotata del motore bicilindrico TwinAir di 0.9 cm3 in grado di erogare 80 cv quando è alimentata a gas naturale. Il modello consegnato tre giorni fa sarà alimentato con il bio-metano prodotto dai reflui fognari trattati nell’impianto di Niguarda-Bresso, dove il Gruppo Cap sta trasformando i suoi depuratori in bio-raffinerie in grado di produrre ricchezza dalle acque di scarto. In base agli studi del gruppo – che punta in tempi brevi ad aprire nel Milanese il primo distributore di biometano a km zero – si stima che il solo depuratore di Bresso potrebbe arrivare a produrre quasi 342 mila chilogrammi di biometano, sufficienti ad alimentare 416 veicoli per 20 mila chilometri all’anno: oltre 8 milioni 300 mila chilometri, equivalenti a oltre duecento volte la circonferenza della Terra.

Il biometano, gas dalle stesse caratteristiche del metano ma prodotto da fonti rinnovabili o a zero impatto, si candida a essere una valida soluzione per la mobilità del futuro. Il vantaggio è che si tratta di una risorsa pronta e disponibile ad un prezzo abbattuto del 56 per cento rispetto alla benzina e fino al 30 per cento rispetto al gasolio. L’ecologia di un sistema così, poi, diventa l’aspetto più interessante, se si considera che il metano è già il carburante più pulito oggi disponibile. Il bio-metano renderebbe definitivamente ottimali gli scarti di emissione, con una riduzione di inquinanti pari a quella ottenuta da una vettura elettrica (ricaricata con l’attuale mix energetico europeo)
Se poi – come accade nella sperimentazione con il Gruppo Cap – la Fiat Panda sarà alimentata al 100 per cento con biometano estratto da reflui fognari, la riduzione di emissioni di CO2 può raggiungere il 97 per cento: in sostanza quanto una vettura elettrica rifornita con “corrente” proveniente per intero da fonti rinnovabili, come l’eolico.

E' un Fiat Panda la prima auto a biometano: in fase sperimentale

È un biocombustibile che si ottiene sia dall’acqua di scarto, come in questo caso, sia dagli scarti di biomasse di origine agricola (che si rinnovano nel tempo e che nel loro ciclo di vita hanno incorporato il carbonio presente nell’atmosfera), sia dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani della raccolta differenziata. Una risorsa concreta su cui Fca e Gruppo Cap vogliono scommettere, sostenendo il bio-metano “soprattutto per il suo potenziale strategico nell’abbattimento delle emissioni” oltre che dimostrare “le sue reali capacità di efficienza, sostenibilità e utilizzo”.

Un ulteriore contributo per completare definitivamente il quadro normativo che vieta ancora oggi, almeno in Italia, l’immissione del biometano in rete. Ci sarebbero anche le buone ragioni della lotta ai cambiamenti climatici, all’inquinamento atmosferico e della grande sfida della gestione dei rifiuti. Non è poco. Sotto il profilo finanziario, inoltre, può avere importanti possibilità d’impiego, tanto nel nuovo sistema energetico italiano, quanto nell’ambito dell’economia circolare europea.

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